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Ascolto e Preghiera

Celebrazione della Parola

ogni mercoledì alle ore 18,30

“Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).

Rimanere nella Parola di Dio, dimorare in essa, leggerla, gustarla, approfondirla, confrontarla con la propria vita; tutte queste esperienze sono legate ad una sola, fondamentale e imprescindibile: l’ASCOLTO!

Dall’ascolto nasce la fede, è nell’ascolto che essa si alimenta, è con l’ascolto assiduo ed appassionato che si cresce come singoli e come comunità.

E’ proprio su questa certezza che si basa un appuntamento che la nostra parrocchia ci dà da più di 30 anni: ogni mercoledì, alle ore 18.30 la Parola di Dio viene proclamata, celebrata, ascoltata, spezzata per noi da un sacerdote, meditata e pregata.

E’ la cosiddetta Lectio Divina, così cara ai Padri.

Un appuntamento che è un’occasione favorevole, un momento privilegiato di incontro col Signore, la cui Parola, che ci accompagna per tutta la settimana, illumina giorno per giorno la nostra vita, rivelandoci la verità del nostro essere credenti e rendendoci liberi, e ci prepara a viverla la domenica successiva.

Adorazione dell’Eucaristia

ogni giovedì alle 16.30

“Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell’eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell’adorazione silenziosa del Signore presente sotto le specie eucaristiche” (Catechismo della Chiesa cattolica n. 1379).

Una celebrazione riservata ai religiosi e alle religiose nei monasteri o nei conventi?

Una forma di “devozione” praticata per lo più da persone di una certa età?

Nulla di più falso!

In occasione della ventesima Giornata Mondiale della Gioventù (agosto 2005), sulla spianata di Marienfield, il papa Benedetto XVI così parlò ai giovani:

“ Cari giovani! … Nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione […] Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro: E’ dentro di noi, e noi siamo in Lui”.

Il Santo Padre prosegue spiegando che la parola “adorazione” in greco ha il significato di “sottomissione”, mentre “la parola latina per adorazione è ad-oratio, contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio, quindi, in fondo, amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore”.

Nella nostra parrocchia ogni giovedì, alle ore 16.30, celebriamo questo momento di totale intimità con Gesù Eucaristia.

Il Santissimo viene esposto sull’altare, vengono cantati i Vespri e si rimane in silenzio ad adorare il mistero di un Padre che per essere adorato “in spirito e verità” (cf. Gv 4, 23-24) ci rende uniti al Figlio fattosi carne per noi.

“Andiamo avanti con Cristo e viviamo la nostra vita da veri adoratori di Dio!” (Benedetto XVI)

* * *

Educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza

(Dal Discorso di Benedetto XVI al Convegno  Diocesano: 11 giugno 2007)

Educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza vuol dire aiutare i nostri fratelli, o meglio aiutarci scambievolmente, ad entrare in un rapporto vivo con Cristo e con il Padre. E’ questo, fin dall’inizio, il compito fondamentale della Chiesa, come comunità di credenti, dei discepoli e degli amici di Gesù …

L’esperienza quotidiana ci dice – e lo sappiamo tutti – che educare alla fede proprio oggi non è un’impresa facile. Oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò di una grande ‘emergenza educativa’, della crescente difficoltà che s’incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori – base dell’esistenza, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi.

Possiamo aggiungere che si tratta di un’emergenza inevitabile: in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo – il relativismo è diventato una sorta di dogma -, in una simile società viene a mancare la luce della verità, anzi si considera pericoloso parlare di verità, lo si considera ‘autoritario’, e si finisce per dubitare della bontà della vita – è bene essere uomo? È bene vivere? – e della validità dei rapporti e degli impegni che costituiscono la vita …

Eppure proprio questa è la sfida decisiva per il futuro della fede, della Chiesa e del cristianesimo ed è quindi una priorità essenziale del nostro lavoro pastorale: avvicinare a Cristo e al Padre la nuova generazione, che vive in un mondo per gran parte lontano da Dio. Cari fratelli e sorelle, dobbiamo sempre essere consapevoli che una simile opera non può essere realizzata con le nostre forze, ma soltanto con la potenza dello Spirito. Sono necessarie la luce e la grazia che vengono da Dio e agiscono nel cuore delle coscienze”.

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