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PAPA FRANCESCO
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Francesco e Teilhard

Francesco d’Assisi e Teilhard de Chardin

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Francesco di Pietro Bernardone e Pierre Teilhard de Chardin: due figure distanti fra loro sette secoli e apparentemente assai diverse, anche se accomunate da una fede vissuta con vigore e forte originalità. Eppure, un’analisi non superficiale del loro pensiero religioso e della loro spiritualità può consentirci, non senza stupore, di cogliere nella loro esperienza e nella loro ispirazione non poche analogie e punti di contatto.

E’ quanto si è proposto di evidenziare il convegno “Insieme costruiamo la terra nella pace e nell’amore”, tenutosi ad Assisi il 15-17 ottobre 2010, organizzato dal Centre Européen Teilhard e dalla Associazione Italiana Teilhard de Chardin.

Prima di analizzare alcuni contributi emersi nel corso del convegno, sarà bene premettere alcune note biografiche e alcuni temi portanti del pensiero del padre gesuita.

Pierre Teilhard de Chardin nasce a Sarcenat in Francia nel 1881. Muore a New York nel 1955. Scienziato (paleontologo e geologo), filosofo e teologo entra nella Compagnia di Gesù nel 1899. Nella sua vita ha partecipato a numerose spedizioni scientifiche importanti, tra le quali quella in Cina del 1926 che portò alla scoperta del sinantropo, l’ominide fossile vissuto nel Pleistocene medio (200-300.000 anni fa). Ampliò il campo della sua ricerca scientifica al dibattito cosmologico e teologico. Tra le sue opere (pubblicate postume) più importanti si annoverano: “Il fenomeno umano” (1955), “La comparsa dell’uomo” (1956), “La visione del passato” (1957), “L’ambiente divino” (1957), “L’avvenire dell’uomo” (1959). Teilhard interpreta la prospettiva evoluzionistica avanzata da Darwin come processo non già privo di finalità specifiche, bensì governato da Dio, dando vita ad un “evoluzionismo finalistico” che però non fu accettato dalla Chiesa (che anzi lo condannò severamente) e fu criticato dal mondo scientifico.. Il pensiero di Teilhard de Chardin matura in un periodo di grande fermento in cui gli studiosi umanisti, da un lato, s’interrogano sul futuro della civiltà occidentale, il positivismo va in crisi e i fisici teorici fanno saltare le classiche sicurezze nei confronti della realtà, aprendo il varco allo sgomento umano verso un universo che appare sempre più paradossale. Teilhard oppone alla concezione materialista e al positivismo una cosmologia che assume sì il principio dell’evoluzione, anzi lo estende alla realtà spirituale, ma non sottoposta al puro determinismo e al puro materialismo. L’universo è la storia di un movimento globale del cosmo: il cosmo si è mosso, una volta, tutto intero e si muove ancora. La natura è “divenire”, è “farsi”. Il suo movimento passato è l’evoluzione fino ad oggi, è la sua storia che si lascia ordinare in una progressione di forme sempre più complesse e perfezionate. Anche lo psichismo più elevato che conosciamo, l’anima umana, non sfugge a questa legge comune a tutte le cose. Ma, si chiede Teilhard, quale può essere il motore profondo dell’intera ascesa delle forme di vita? Egli rileva che la trasformazione morfologica degli esseri pare essersi rallentata proprio quando sulla Terra il pensiero faceva la sua comparsa. Considerando questa coincidenza insieme al fatto che l’unica direzione costante seguita dall’evoluzione biologica è stata quella del cervello più grande, ovvero della maggior coscienza, egli risponde alla sua stessa domanda ipotizzando che forse il motore dell’evoluzione è stato il “bisogno” di pensare, di conoscere. L’evoluzione pare dunque essersi fermata quanto a nuovi esseri e nuove forme. Ciò significa che avendo prodotto l’organo del pensiero (per l’appunto la coscienza) l’evoluzione procederà solo se la coscienza medesima, nell’uomo, svilupperà se stessa giungendo a percepirsi come ente universale responsabile di un movimento che non sarà più, come per il passato, tutt’uno con la trasformazione delle forme materiali, ma tutt’uno con il movimento autocosciente del pensiero. E poiché è l’uomo il veicolo ed il portatore di questa conquista universale che è costato al cosmo miliardi di anni di lavoro, è solo se l’uomo dirà sì al suo compito e alla sua responsabilità universale che l’evoluzione potrà proseguire. Perché ciò accada è necessario che l’uomo si renda conto del valore biologico dell’azione morale e che ammetta la natura organica dei legami interindividuali. La materia, secondo Teilhard, porta fin dalla sua origine la coscienza come principio organizzativo, sicché l’evoluzione non è processo deterministico, ma anche teleologico. L’evoluzione dalla pre-vita (mondo inorganico) alla vita (“biosfera”) tende alla produzione del mondo dell’uomo e del pensiero (“noosfera”), come al suo culmine. L’uomo non è però il punto finale: l’universo e l’uomo tendono a un punto Omega: il Cristo cosmico, punto di aggregazione di tutta l’umanità. Dice Teilhard: “Sarà l’opzione finale: un mondo che si ribella o un mondo che adora. Allora, su un atto che compendierà il lavoro dei secoli, su un atto (finalmente e per la prima volta totalmente umano), la giustizia passerà e tutte le cose saranno rinnovate”

Come si può notare, si tratta di un pensiero complesso e al tempo stesso affascinante, incredibilmente moderno e attuale, espresso in un linguaggio profetico. Non a caso Teilhard, condannato dalla gerarchia della Chiesa del suo tempo, è stato successivamente riscoperto e rivalutato oltre che considerato uno dei precursori del rinnovamento ecclesiale prodotto dal Concilio Vaticano II.

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Nel convegno di Assisi, ripercorrendo i temi fondamentali del pensiero teilhardiano, si sono colti, come si diceva, importanti collegamenti con i temi propri della spiritualità francescana.

Il presidente del Centre Européen Teilhard, Remo Vescia, nel suo intervento ha rilevato come Francesco e Teilhard siano animati dallo stesso Soffio mistico, quel Soffio divino di cui furono testimoni nella loro vita. E’ questo Spirito che suscita in loro l’intuizione del “Tutto cosmico” e della sua coerenza interna e dinamica nella quale l’uomo è strutturalmente inserito. Teilhard e Francesco sono veri poeti amanti della creazione, della vita, dell’uomo; certamente essi sono vissuti in tempi e paesi molto diversi, ma lo sguardo che dedicano agli esseri e alle cose, il loro amore per la creazione, ispirato dal loro amore di Gesù incarnato, sono gli stessi. Teilhard e Francesco comprendono inoltre come la Chiesa, che entrambi appassionatamente amano, abbia bisogno di essere restaurata, ristabilita nelle sue basi evangeliche. Nella sua esperienza mistica padre Teilhard concepisce Cristo presente dappertutto nella materia; si tratta di un’esperienza simile a quella di Francesco a San Damiano. Da questa presenza inoltre si può affermare con forza la bontà della creazione, che il santo di Assisi esprime in modo sublime nel Cantico delle creature e il padre gesuita in quella lode che conclude il suo testo “La potenza spirituale della materia” e che va sotto il nome di “Inno alla materia”:

Benedetta sii tu, aspra Materia, sterile gleba, dura roccia, tu che cedi solo alla violenza e ci costringi a lavorare se vogliamo mangiare.
Benedetta sii tu, pericolosa Materia, mare violento, indomabile passione, tu che ci divori se non t’incateniamo.
Benedetta sii tu, potente Materia, Evoluzione irresistibile, Realtà sempre nascente, tu che, spezzando ad ogni momento i nostri schemi, ci costringi ad inseguire, sempre più oltre, la Verità.
Benedetta sii tu, universale Materia, durata senza fine, Etere senza sponde, triplice abisso delle stelle, degli atomi, e delle generazioni, tu che travalicando e dissolvendo le nostre anguste misure, ci riveli la dimensione di Dio.
Benedetta sii tu, impenetrabile materia, tu che, ovunque tesa tra le nostre anime ed il Mondo delle Essenze, ci fai languire dal desiderio di forare il velo senza cucitura dei fenomeni.

Benedetta sii tu, mortale Materia, tu che, dissociandoti un giorno in noi, c’introdurrai necessariamente nel cuore stesso di ciò che è. Senza di te, o Materia, senza i tuoi attacchi, senza i tuoi strazi, noi vivremo inerti, stagnanti, puerili, ignoranti di noi stessi e di Dio. Tu che ferisci e medichi, tu che resisti e pieghi, tu che sconvolgi e costruisci, tu che incateni e liberi, Linfa delle nostre anime, Mano di Dio, Carne del Cristo, o Materia, io ti benedico.

Ti benedico, o Materia, e ti saluto, non già quale ti descrivono, ridotta o sfigurata, i pontefici della Scienza ed i predicatori delle Virtù, ma quale tu mi appari oggi, nella tua totalità e nella tua verità.


Ti saluto, inesauribile capacità d’essere e di trasformazione in cui germina e cresce la Sostanza eletta.


Ti saluto, universale potenza di ravvicinamento e d’unione, che lega tra di loro le innumerevoli monadi ed in cui esse convergono tutte sulla strada dello Spirito.


Ti saluto, sorgente armoniosa delle anime, cristallo limpido dal quale è tratta la Gerusalemme nuova.


Ti saluto, Ambiente divino, carico di potenza Creatrice, Oceano mosso dallo Spirito, Argilla impastata ed animata dal Verbo incarnato.

Credendo di rispondere al tuo irresistibile appello, gli uomini spesso, si precipitano per amor tuo nell’abisso esterno dei piaceri egoistici.


Un riflesso li inganna, oppure una eco.

Lo vedo adesso.


Per raggiungerti, o Materia, bisogna che, partiti da un contatto universale con tutto ciò che, quaggiù, si muove, sentiamo via via svanire  nelle nostre mani le forme particolari di tutto ciò che stringiamo, sino a rimanere alle prese con la sola essenza di tutte le consistenze e di tutte le unioni.


Se vogliamo possederti, bisogna che ti sublimiamo nel dolore dopo averti voluttuosamente stretta fra le nostre braccia.


O Materia, tu regni sulle vette serene ove i santi pensano di evitarti, Carne così trasparente e nobile che non ti distinguiamo più da uno spirito.


Portami su, o Materia, attraverso lo sforzo, la separazione e la morte, portami dove sarà finalmente possibile abbracciare castamente l’Universo”.

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Insomma Teilhard ha avuto, come Francesco, la rivelazione dell’immenso amore di Dio attraverso la creazione; e come in Paolo c’è un invito ad imparare a vedere Dio dappertutto, perché Egli si manifesta ovunque.

Padre Orlando Todisco, francescano, è intervenuto al convegno per sottolineare come nel Cantico delle creature ci sia tutto Francesco. E’ l’inno alla gratuità con cui viene dissolto l’”horror naturae” manicheo. Le creature sono un dono, la natura è madre, non matrigna e il mondo è la “tenda di Dio”. La letizia francescana si alimenta alla luce della gratuità di essere al mondo. L’uomo è il vertice della storia naturale, interprete della natura stessa, dove la materia si organizza in forme sempre più complesse, ed ha il compito di lodare il Creatore; dietro il dono infatti si nasconde il Donatore. Il Cantico delle creature è la “Summa Teologica del francescanesimo.

La presidente della Associazione Italiana Teilhard de Chardin, Annamaria Tassone Bernardi, ha evidenziato, nel suo intervento al convegno, come questa manifestazione sia non solo “epifania”, ma più propriamente una “diafania”. L’inno alla materia di Teilhard si può considerare come il Cantico delle creature del XX secolo, nella celebrazione delle lodi dell’universo nella sua positività: la materia animata dal Soffio divino è resa sacra. Francesco supera la visione dualistica catara che disprezza il mondo materiale, proclamando la bontà del creato; Teilhard spiritualizza la materia. I linguaggi sono diversi, ma comune è la volontà di celebrare l’universo superando ogni dualismo. Le creature, la corporeità sono buone e non ci si salva “nonostante” la materia, ma “attraverso” la materia. Tutto ciò genera il rispetto per la natura e il desiderio di salvaguardarla. Il cosmo, animato dal Soffio divino, viene condotto dalla tendenza al disordine (entropia) verso l’alto e si compie convergendo in direzione di ciò che Teilhard chiama il punto Omega. Questa genesi, anche dolorosa, richiede la partecipazione dell’uomo, che non può essere spettatore inerte del processo di compimento del cosmo: non si tratta solo di rispettare la natura e di contemplarla, ma anche di operare in essa. Nella materia agisce lo Spirito; esso non emerge dalla materia (concezione panteista), ma anima la materia. Il Dio evolutore si immerge nel mondo per redimerlo. L’evoluzione non è una cieca serie di eventi, ma il mezzo attraverso quale si compie il disegno di Dio sul cosmo.

Poiché, ancora una volta, Signore, non più tra le foreste dell’Aisne, ma nelle steppe dell’Asia, non ho né pane, né vino, né altare, mi eleverò al di sopra dei simboli fino alla pura maestà del Reale, e io, tuo sacerdote, ti offrirò sull’altare di tutta la Terra il lavoro e la pena del Mondo.

Là in fondo, il sole ha appena incominciato a illuminare l’estremo lembo del Primo Oriente. Una volta ancora, sotto l’onda delle sue fiamme, la superficie vivente della Terra si desta, vibra e riprende il suo formidabile travaglio. Porrò sulla mia patena, o Signore, la messe attesa da questa nuova fatica, e verserò nel mio calice il succo di tutti i frutti che verranno oggi spremuti. Il mio calice e la mia patena rappresentano le profondità di un’anima ampiamente aperta alle forze che, tra un istante, da tutte le parti della Terra, si eleveranno e convergeranno nello Spirito. Mi giungano pertanto il ricordo e la mistica presenza di coloro che la luce sveglia per una nuova giornata!

Pierre Teilhard de Chardin – La Messa sul Mondo.

Per chi volesse approfondire la conoscenza della vita e delle opere di Teilhard de Chardin, si consiglia di consultare il sito della “Associazione Italiana Teilhard de Chardin”: www.teilhard.it.

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