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PAPA FRANCESCO
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L’Epistolario Paolino

Le lettere di Paolo, assieme alle lettere cattoliche, formano il gruppo di epistole incluse nel Nuovo Testamento. In queste Paolo di Tarso scrive a varie comunità da lui fondate nei suoi lunghi viaggi, descritti dagli Atti degli Apostoli, e a personaggi rimasti a lui cari.

I suoi sono i primi scritti della letteratura cristiana che, messi a confronto con i modelli dell’epistolografia antica, mostrano somiglianze solo per alcuni aspetti formali, come il prescritto (mittente, destinatario, saluti) e il postscritto (auguri e saluti), mentre presentano molti aspetti originali, come la lunghezza media che supera quella delle epistole classiche, la destinazione a determinati gruppi di persone, il tono autorevole del mittente, capo riconosciuto come apostolo e fondatore della comunità cui scrive.

Quasi sempre Paolo dettava le lettere ad uno scrivano-segretario (cf. Rom 16, 22), con molte interruzioni. Di solito l’amanuense scriveva accoccolato per terra. Tale posizione limitava la sua resistenza a scrivere a due o tre ore. Si calcola che occorresse un minuto per scrivere tre sillabe, con una media di 70-80 parole all’ora e quindi una lettera costava qualche settimana di lavoro.

Il genere letterario fondamentale delle lettere paoline è quello epistolare, anche se all’interno di qualche lettera è possibile ritrovare altri generi, come:

a) il  riassunto storico o autobiografico: Gal 1,11; 2,14;

b) l’esposizione dottrinaria in forma di discussione (primi capitoli della lettera ai

Romani);

c) gli inni cristiani: 1 Cor 13; Fil 2,6-11; Col 1,15-20.

Forte della sua formazione, Paolo fa largo uso della Scrittura e dell’interpretazione tipicamente rabbinica. Lo stile e il linguaggio rispecchiano l’immediatezza e la vivacità della lingua parlata.

La corrispondenza paolina è parte integrante del suo metodo di evangelizzazione. Paolo annuncia la Buona Notizia di Gesù e nel fare questo fonda piccole comunità, con le quali mantiene un contatto epistolare. Le lettere nascono dalle necessità delle comunità. Sono riflessioni che hanno la finalità di ricordare il nucleo fondante della Buona Notizia e allo stesso tempo dare degli orientamenti, offrire riflessioni legate alla vita delle comunità a cui la lettera è indirizzata. Dunque è importante conoscere le motivazioni che hanno portato Paolo a scrivere quelle parole, per quella comunità.

Il suo pensiero molte volte è come un torrente che trasborda, questo ci fa percepire che  è un pastore attento, preoccupato delle genuina adesione alla persona di Gesù Cristo da parte della comunità. Notiamo inoltre che il suo tono non è moralizzante, né generoso nel distribuire consigli e esortazioni, ma è fedele servitore del messaggio di Gesù, che trasmette, spiega, applica.

Delle lettere pervenuteci nel canone del Nuovo Testamento come “paoline”, soltanto sette sono autenticamente attribuite all’apostolo. Esse, dette anche “protopaoline”, sono:

  • Romani

  • 1 e 2 Corinzi

  • Galati

  • 1 Tessalonicesi

  • Filippesi

  • Filemone

Le altre, con diverso grado di incertezza, vengono attribuite a discepoli posteriori e sono dette “deutero paoline”:

  • Colossesi

  • Efesini

  • 2 Tessalonicesi

  • 1 e 2 Timoteo

  • Tito

La lettera agli Ebrei, inserita un tempo nell’epistolario paolino, è sicuramente da attribuire ad un altro autore. Lo stile utilizzato in questa epistola è difatti assai diverso da quello delle altre lettere e difficilmente riconducibile a san Paolo; tuttavia l’autore rimane ancora anonimo, anche se alcuni esegeti recenti propendono nell’attribuirla ad Apollo, giudeo di Alessandria d’Egitto, di cui si parla in At 18,24. Il tema di questa lettera, che non ha sviluppi paralleli in nessuno degli altri documenti neotestamentari, è quello del sacerdozio e del sacrificio del Cristo.

Le lettere più antiche, quelle ai Tessalonicesi, sono dominate dal tema dell’escatologia. La comunità di Corinto ha poi però costretto Paolo a fare i conti con il desiderio diffuso anche a livello popolare, di quella sapienza che egli chiama “sapienza umana”, “sapienza di questo mondo”. Si trattava probabilmente di un platonismo popolare che portava ad accogliere entusiasticamente la resurrezione del Cristo, ma a respingere la sua croce: nelle lettere ai Corinzi, Paolo sviluppa allora il tema della “sapienza della croce” annunciando il Cristo crocefisso e parlando della debolezza dell’apostolo come condizione della sua vera forza. Dopo avere confrontato la morte e resurrezione del Cristo con la sapienza greca, Paolo ha poi dovuto confrontarla con la legge mosaica. Così nelle lettere ai Galati, ai Romani e ai Filippesi ha approfondito nel suo annuncio evangelico il tema della giustificazione e della salvezza che Dio dona gratuitamente non in base alle opere delle Legge ma in base alla fede nel Cristo e nella sua Pasqua. La lettera ai Colossesi (alla quale per altri motivi deve essere unita anche quella a Filemone) e soprattutto la lettera agli Efesini sviluppano il tema della chiesa come corpo del Cristo suo capo. Della chiesa parlano anche le lettere chiamate “pastorali”, ma più dal punto di vista istituzionale che non da quello del mistero cristologico, essendo dettate dal bisogno di equipaggiare il cristianesimo e la chiesa in vista di un lungo cammino nella storia attraverso l’organizzazione ministeriale e la difesa del “depositum fidei”.
Paolo ha dunque cominciato sotto l’impronta dominante della tradizione arcaica della chiesa di Gerusalemme e della visione di Damasco, annunciando l’intervento escatologico di Dio anticipato nella resurrezione del Cristo. Alla fine del suo epistolario invece, nelle lettere pastorali, è come se a lasciare il segno ci sia il diritto romano; vi ritroviamo una teologia che si è semplificata ed ha preso un tono più pratico, adatto ai bisogni di una Chiesa di cui è necessario consolidare l’organizzazione e prevedere la stabilità, rafforzandone la fedeltà alla tradizione. Creativo e capace di rispondere a ogni esigenza e provocazione, prima personalmente e poi attraverso la sua scuola di pensiero, Paolo ha spaziato dall’escatologia, alla soteriologia, all’ecclesiologia, alla chiesa nella storia, al sacerdozio di Cristo.

Le epistole indirizzate ai cristiani di Filippi e di Colosse, insieme al biglietto a Filemone, sono dette “lettere dalla prigionia”, perché scritte da Paolo in carcere, “prigioniero di Cristo”.

Da alcuni accenni presenti negli scritti paolini, si evince che l’Apostolo scrisse altre lettere che sono andate però perdute. La successione delle epistole protopaoline che ritroviamo nel canone biblico, non segue l’ordine cronologico in cui sono state scritte, ma procede dalla più lunga (Rm) alla più corta (Fm).

Per le lettere protopaoline, si può schematizzare in questa tabella il periodo di composizione e il luogo da cui sono state scritte.

Lettera

Anno di composizione

Luogo di composizione

1 Tessalonicesi

52

Corinto

Filippesi

55-56 o 61-63

Efeso (?)

1 Corinti

57

Efeso

2 Corinti

57

Macedonia

Galati

58

Macedonia

Romani

58

Corinto

Filemone

61-63

Roma

     Grandi temi della teologia paolina

  • Centro di unità è la Resurrezione di Cristo, nella quale siamo stati salvati (cf. Rm 10,9).

  • Frutto della Resurrezione è la Chiesa (cf. Ef 4,10-12).

  • Il Battesimo è incorporazione alla morte di Gesù Cristo per partecipare anche alla sua resurrezione (cf. Rm 6,3-5).

  • La vita cristiana è vivere la morte di Cristo per partecipare alla sua resurrezione (cf. Rm  8,9-11 e 2Cor 4,7-14).

  • La gratuità dell’amore di Dio, la salvezza attraverso la fede e non l’osservanza delle opere della legge (cf. Rm 5,1-21)

Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata  e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito.
Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.
Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.
Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione. Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.Fino alla legge infatti c’era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia, perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

Enzo

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